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mercoledì 15 gennaio 2014

Il capitale umano


L'idiozia delle polemiche che hanno anticipato il film ( "La Brianza non è così!) crea uno strano
effetto di metacinema mentre vediamo i protagonisti consultare La Prealpina.
Il fatto è che il film non esagera per nulla nel rappresentare la società Zampettiana che qui sottratta della sua simpatia ignorante risulta ancor più verosimile.

Poi non necessariamente doveva essere la Brianza, il Varesotto per esempio sarebbe andato benissimo.

Dino borghesuccio arrivista sfrutta le frequentazioni della figlia Serena col bel mondo per tentare il colpaccio con una grossa speculazione.  Ma si sa la finanza l'è na bruta bestia e in più si mettono di mezzo i giovani che quando bevono poi ci scappa il morto.

E' un gran film, bravi tutti soprattutto Bentivoglio viscido, sgradevole, disgustoso. La Bruni Tedeschi proprio non la sopporto ed è bravo Virzì a contenerla ( gli sfugge solo un paio di volte e scatta l'isteria).
Gifuni è una carogna senza fare la macchietta.Matilde Gioli fa il suo porco lavoro, ha un viso Hollywoodiano ed è così gentile da farci vedere le tette giovani e arroganti.

"sono fica ma sono anche complessa"
Se devo trovare qualcosa che non mi ha convinto è solito moralismo un po' ingenuo già presente un po' in tutta la filmografia di Virzì: i poveri sono buoni i ricchi cattivi.
Frasi come " Avete scommesso sulla rovina di questo paese e avete vinto" sembrano scritte apposta per esaltare il commentatore tipo del sito di Repubblica.

martedì 28 maggio 2013

Colour from the dark (2008)

Da quando ho iniziato col blog ho avuto modo di confrontarmi con tanti appassionati di cinema che mi
hanno indirizzato verso generi e titoli in cui non mi sarei mai imbattuto se fossi a rimasto a sproloquiare di film in solitudine.

In particolare dall'amico Bradipo è arrivata la segnalazione di un filmetto che ha colpito subito la mia attenzione.

Colour from the dark riprende in maniera molto libera un noto racconto di Lovecraft The Colour Out of Space. La differenza tra l'uno e l'altro là si può ricavare direttamente dai titoli.

Nell'originale si trovava la consueta, per il caro vecchio H.P.,  commistione tra horror e fantascienza ( tutto partiva da una sorta di entità extraterrestre scesa sulla terra con un meteorite) qui invece abbiamo un horror più tradizionale comprensivo di certe componenti religiose assenti nel racconto.

Ad aggiungere interesse c'è l'ambientazione.

Nella seconda guerra mondiale in un casolare in Romagna una strana luce compare nel pozzo. Pietro, il contadino, all'inizio osserverà solo gli effetti positivi di quello strano fenomeno. La verdura mutura ,la zoppìa gli guarisce, la giovane cognata sordomuta inizia a parlare e soprattutto la moglie Lucia diventa una gran maiala.

Sarebbe da farci la firma insomma. Purtroppo per lui questa non è una fiction con Fiorellino ma un horror indipendente.

Presto la frutta inizia a marcire e con essa la faccia di Lucia nel frattempo divenuta pazza e  violenta. La situazione degera.

Il regista è Ivan Zuccon che giustamente non avevo mai sentito nominare mentre all'estero pare abbia un certo seguito.

Con centomila dollari (ovvero meno del costo di una puntata quaresimale di Cotto e mangiato) ha messo su un film tecnicamente dignitosissimo. Luci molto curate, dei buoni effetti speciali e un ottimo trucco ( in un horror con qualche sbudellamento come questo non era facile stare nel budget).

Un film che fa uno strano effetto: la qualità delle immagini  tipica dei video delle vacanze o dei film porno è però associata ad un ottima regia.

Un film molto piacevole in cui però non ho respirato le atmosfere di Lovecraft quanto avrei sperato.

martedì 14 maggio 2013

La vita facile (2011)

Migliore delle attese eppure un filmaccio.
Il triangolo tra una donnetta e due medici amici, per diversi motivi fuggiti in una missione in Africa.

Favino,televisivo, è l'unico che tenta di salvarsi però riporta sullo schermo il solito Albertosordi . Accorsi è sempre Accorsi.

La Puccini insopportabile ficadilegno come in mille altri film ( o forse era solo due) ostenta le sue due tettine prepuberali. Con la carica erotica di una lisca di pesce purtroppo è completamente fuori ruolo.

Tra dramma e commedia risulta più che inutile che orrendo.

giovedì 4 aprile 2013

Finalmente la felicità (2011)

Si parte con la De Filippi. C'e posta per Benedetto, un musicista sfigato della Toscana profonda.
Dall'altra parte del muro semovente c'è la sorellastra brasiliana Luna, non l'aveva mai conosciuto e gli ha voluto fare una sorpresa. 
Benedetto se ne innamorerà e a forza di gag e buoni sentimenti vincerà pure la concorrenza di un manzo dell'Isola dei Famosi.

In due righe ho citato la De Filippi ed un reality adesso scrivo "merda" ed eccovi servita una tripletta.

Dirlo nel 2013 può far un certo effetto eppure c'è stato un momento, tanti tanti anni fa, in cui il cinema di Pieraccioni ha avuto un senso.

A metà degli anni Novanta la commedia italiana, fedele come il virus dell'influenza al suo mutevole ripetersi stagionale, veniva sconvolta dal successo inatteso di un giovane regista toscano.

Ne I Laureati e soprattutto nei successivi Il ciclone e Fuochi d'artificio Pieraccioni portò nelle sale strapiene i suoi paesaggi di provincia edulcorati e didascalici eppure luminosi, allegri, ottimisti.
Senza avere l'intelligenza e il talento di Benigni sembrava quasi avere una sua poetica.

Vederlo dopo vent'anni  portare in scena lo stesso personaggio, nello stesso paesino collinare, con l'ennesima modella maldoppiata e senza nemmeno la cattiveria di quel bestemmiatore impenitente di Ceccherini purtroppo lascia solo una sensazione di amara malinconia.

mercoledì 6 febbraio 2013

Il rosso e il blu (2012)

In un liceo romano si intrecciano le storie di :

- Prezioso, un giovane supplente entusiasta
- Fiorito, un vecchio professore disincantato
- Giuliana, una preside cinica ad un passo dall'isteria

In quanto ad originalità dei personaggi siamo al limite delle maschere della commedia dell'arte.

Fiorito ( interpretato da un Herlitzka settantacinquenne , probabile vittima della Fornero) ormai da anni ha perso il piacere dell'insegnamento. Considera i propri studenti dei subumani mossi da pulsioni animalesche e disperatamente incapaci apprezzare la cultura. 

Inevitabilmente si scontra col giovane Prof. Prezioso che con entusiasmo cerca di dare qualche colpo elettroshock al cervello dei ragazzi.

Infine la preside, una Margherita Buy per la quasi prima volta nel ruolo di schizzata, più che all'insegnamento pensa a non  farsi denunciare dai genitori.

In quest'ambito fisso e decadente che è la scuola italiana saranno gli studenti i principali responsabili dell'evoluzione dei tre protagonisti. Con la loro vitalità li constringeranno a mettere in discussione le proprie convinzioni ed ad uscire dalla comfort zone in cui si erano adagiati.

Qualche risata coi ragazzi, un po' di critica sociale sui genitori assenti, un po' di malinconia coi professori.

Un film piacevole e divertente in cui però le tre storie restano troppo slegate.