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giovedì 16 gennaio 2014

12 anni schiavo - 12 years a slave

La storia vera di un povero disgraziato che nell'America schiavista finisce per dodic'anni in una
piantagione è inevitabilmente una cosa toccante.
Oltre a questo però non riesco proprio a capire cosa ci sia di così particolare in questo film da avergli fatto meritare, notizia di oggi, nove nomination all'Oscar.
Certi argomenti evidentemente, lo dico senza amor di polemica, toccano la coscienza americana e son come un vento un poppa.
Però se vogliamo fare un parallelo con quanto aveva fatto nel 99 Benigni con l'Olocausto non c'è davvero paragone.
Lì davvero c'era stato un cambiamento di linguaggio per arrivare a presentare con forza una storia sentita così tante volte da renderci quasi insensibili.

Qui invece al di là del lato tecnico su cui non sono in grado di esprimermi non sono rimasto colpito anzi McQueen emotivamente più presente non mostra quello stile chirurgico che mi era piaciuto così tanto in Shame.

Tant'è, il cinema è fatto anche per raccontare delle storie che devono essere raccontate e comunque Fassbender fa sempre più paura.

sabato 9 marzo 2013

Shame (2011)



Brandon (Michael Fassbender) è ossessionato dal sesso. 
Sappiamo poco di lui e poco sapremo. Egli nasconde dietro la sua espressione impassibile il proprio tormento e vaga per Manhattan come un predatore nella jungla. Soltanto la sorella, una Carey Mulligan in versione ragazza incasinata, riuscirà ad  infrangere il suo equilibrio a malapena conservato a forza di Youporn e prostitute.

Il regista è quello Steve McQueen che ci aveva fatto vedere le pareti delle prigioni inglesi ricoperte di merda. Qui riprende asetticamente gli ambienti fighetti di New York. I rapporti sessuali vissuti  come esercizi di ginnastica, come tic, come un rituale compulsivo che trova un significato soltanto nell'esser ripetuto infinitamente.

Perfette le scelte di casting: Fassbender oltre che uno sguardo magnetico ha un grosso cazzo.

I momenti che restano nella memoria: il lungo piano sequenza della corsa, Carey Mulligan che canta New York New York dall'inizio alla fine, tutta la discesa agli inferi dell'ultima mezzora.

Un film bellissimo che forse però, proprio come il suo protagonista, tende un po' troppo ad indugiare su se stesso.